La mia Grecia – Nikos Kazantzakis

Tre settimane, continuo a ripetermi da quando ho preso in mano il libriccino La mia Grecia di Nikos Kazantzakis che racconta il suo viaggio nel Peloponneso. Tanto è durato e tanto spererei potesse durare il mio, che per ora esiste solo nella mia immaginazione.

Di fare un giretto in quella parte della Grecia penso da molti anni, è sempre la Grecia continentale più profonda e remota quella che preferisco alle isole, al mare, all’immaginario consueto che di quel paese non è che un’immagine parziale e neanche del tutto veritiera.

Mi piacerebbe ripercorrere le tappe del grande autore cretese a zonzo per il Peloponneso, pur se con diversi scopi. Lui è partito nel 1937, ha percorso una Grecia radicalmente diversa da quella di oggi e non viaggiava per piacere né per raccontare i luoghi. Non solo, almeno, perché in effetti i luoghi che tocca li descrive (e io me li sono appuntati tutti su una mappa, che è l’unica cosa che manca dentro questo libro). Più che i luoghi e la loro anima però Kazantzakis va cercando se stesso, come greco, e le radici della grecità stessa. I reportage contenuti in questo volume, commissionati dal giornale Kathimerinì, sono un tentativo di risposta.

Passiamo da Olimpia e da Sparta, da Micene e Monemvasià, ci arrampichiamo sulle fortezze della Morea, sostiamo a Mistrà, vaghiamo per le viette di Karìtena, ci incantiamo davanti a un paesaggio che pare primordiale, rimasto intatto, eppure punteggiato d’amarezza. E soprattutto scopriamo che essere greco, oggi come negli anni Trenta, significa avere alle spalle una storia gloriosa – non solo classica – ma anche avvertirne l’immane peso e non sentirsi mai (più?) all’altezza di se stessi. Sempre in bilico tra antichità e modernità, tra apollineo e dionisiaco, per sempre scissi tra Oriente e Occidente.

C’è dell’altro. La Grecia, dice Kazantzakis ma lo sappiamo anche noi, è talmente stratificata da dare la vertigine a chiunque la percorra tentando di comprenderla. Spesso ci si limita a scoprirne l’anima classica, ma non è che un momento della lunghissima, complessa storia del paese. Kazantzakis ce la lascia scoprire per sprazzi e barlumi attraverso le pietre che parlano, la luce che abbaglia, il paesaggio immoto, le ombre di personaggi storici che paiono visitarlo mentre ne percorre i luoghi. Ma anche tutte le persone che incontra e interroga: nei caffè, in campagna, tra le rovine antiche, per la via. E ovviamente ci mette anche del suo. Le sue riflessioni, il suo incomparabile stile.

Te ne stai in piedi su un palmo di terra greca e ti prende un senso di vertigine. Una tomba profonda, dodici strati da cui salgono voci e ti chiamano. Quale scegliere? Ogni voce ha anche un’anima, e ogni anima brama il suo corpo: ne hai il cuore straziato e non sai decidere.

libro la mia grecia kazantzakis

Dove: Peloponneso
Quando: 1937
Titolo: La mia Grecia
Autorə: Nikos Kazantzakis
Traduzione: Gilda Tentorio
Editore e anno: Crocetti 2021
Genere: reportage
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